DIREI CHE STO FALLENDO

FEDERICO CANTALE X LIDIA FLAMIA

Federico Cantale (Milano, 1996) è un artista visivo che vive e lavora a Milano, dove nel 2019 si è laureato all’accademia di belle arti di Brera. La sua ricerca è scultorea, ma fa l’occhiolino alla pittura attraverso il colore ed una stretta relazione tra il progetto bidimensionale e la sua esplosione nella tridimensionalità. Le sue opere oscillano con “leggerezza” tra la storia dell’arte e reference derivanti dalla collettività. Ha esposto in diverse realtà dell’arte, nazionali e non, come: Schiavo Zoppelli Gallery (2020), Cardi Gallery (2019), Loom Gallery (2017), Yellow (2019), Fondazione Adolfo Pini (2018), Villa Vertua Masolo (2019), Galerie der stadt Sindelfingen (2016), Residenza La Fornace (2019). Inoltre ha preso parte a workshop tra i quali due edizioni di The Classroom con Diego Perrone, Piero Golia, Luca Trevsani, Emanuele Coccia (2017, 2020) e con Matt Mullican in Hangar Bicocca (2018). 


Federico Cantale, Cozze alla Cantale, 2019, Lacquered wood and copper/ legno laccato e rame 25 x 25 x 6 cm – courtesy of the artist

Lidia Flamia: Raccontaci una soddisfazione e una delusione in ambito professionale.  

Federico Cantale: Non credo di essere capace di riordinare mentalmente infiniti attimi e sceglierne uno, quindi ti dirò il più recente per comodità, fresco di pochi giorni: erano le 2 di notte passare, ero in studio e per cena avevo mangiato una piadina kebab completa e bevuto non poco, accompagnandolo ad un film. Poco prima della pausa avevo appena finito di realizzare una serie di modelli per dei nuovi pezzi. Con la mente fresca e sicuramente non lucida, inizio a camminare avanti e indietro per la stanza studiando da ogni punto le forme sul tavolone per poter andare a dormire tranquillo, quando con lo sguardo mi blocco su uno dei modelli. Lì cado in una sorta di commozione psichedelica che mi stava mandando in un loop percettivo. A cena stavo guardando Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo, e l’effetto provato era simile a quello prodotto dal reperto del film al protagonista. Ho controllato più e più volte e non stavo sognando, stavo scoprendo delle sensibilità progettuali che non pensavo fossi in grado di produrre in un pezzo del genere. I pianeti si erano allineati e più cercavo di smentirmi e più scoprivo ulteriori pianeti in fila indiana. È stato bello, breve e raro. Tutti gli altri momenti potremmo dire ad unanimità che sono delusioni. 

LF: In qualità artista come vedi il futuro dell’arte contemporanea in Italia?  

FC: Ok roba seria. Vorrei lavorare in Italia e quindi dare fiducia al sistema, ma mentirei nel dire che se utilizzo una minima percentuale di logica e lungimiranza le cose che vedo non sono delle più rosee. Troppi artisti, molte gallerie, pochi collezionisti. Nonostante tutto eccomi, in Italia, a contribuire a quest’arte contemporanea che molto probabilmente tra 10 anni non mi potrà dare più nulla, o così dicono. Non sento il bisogno di scappare prima ancora di averci messo veramente il piede dentro solo per sentito dire, ma diciamo che le argomentazioni non sono delle più fragili. Spero per il bene di tutti che quelle persone si sbagliano. 

LF: Sei per una visione comunitaria o solitaria della pratica artistica?  

FC: Comunitaria. 

LF: Con quali artisti vorresti collaborare? 

FC: Tom Friedman, Caroline Mesquita e Richard Tuttle. Ma ho Andrea Bocca, Jimmy Milani e Giacomo Montanelli. Direi che sto fallendo. (ride

LF: In genere c’è competitività tra gli artisti?  

FC: Per fortuna sì, è il carburante migliore, e se prodotto da persone civili è anche rinnovabile. Porta ad una sorta di conflitto che può portare al dialogo e così via si cresce insieme per induzione. 

Federico Cantale, Minestra di pasta mista con pesci di scoglio e crostacei, 2019 Lacquered wood / legno laccato, 73 x 73 x 14 cm, courtesy of the artist
Federico Cantale, Cin cin, 2020, Lacquered wood / legno laccato, 5 x 35 x 10 cm – courtesy of the artist

LF: La tua più grande ambizione? 

FC: Non la dico o sicuro mi ostacolerete! (ride) Si punta, non so se in alto o in basso, ma ti rispondo come vorrebbe che rispondessi mia madre (che potrebbe leggere): l’obbiettivo è poter vivere tranquillamente nel mondo reale solo con l’arte. 

LF: Se avessi possibilità illimitate quale progetto realizzeresti? 

FC: Sicuramente il ponte sullo stretto di Messina. 

LF: Hai progetti nel futuro immediato? Ti andrebbe di anticiparci qualcosa? 

FC: Si progetta sempre, anche senza la data sul calendario. Prossimamente aprirà una mostra collettiva in una galleria a Milano. In contemporanea mi divido con il Veneto, per un progetto che sarà lanciato prossimamente dalla curatrice, che prevede la realizzazione di un pezzo in pietra, marmo o gratino che sia. Successivamente, per giugno, potrebbe inaugurare un altro progetto che per ora tengo per me visto l’instabilità generale, amplificata dal periodo che stiamo vivendo. 

LF: Piccolo salto temporale – tra una decina di anni come ti vedi?  

FC: Finalmente su di un auto a 130 km/h, Jovanotti che duetta dalla radio, attraversando lo stretto.

Federico Cantale, La promessa, la svolta e il prestigio, 2020  Varnished steel / acciaio verniciato 
80 x 80 x 65 cm, courtesy of the artist
Federico Cantale, Eye Liner, 2019 Lacquered wood / legno laccato, Installation view – courtesy of the artist