EUPHORIA

FRANCESCA ARRI E MARCO LOIZZO

Euphoria è un’opera di Francesca Arri che lavora sul respiro e sul suo significato.

In uno stato di euforia e completa astrazione il nostro respiro cambia: si fa profondo e si fonde con la sensazione del corpo, regolandone il ciclo vitale come avviene per il training autogeno o la meditazione.

Il respiro è argomento di questi tempi: una malattia che toglie il respiro diventa motivo per farcelo togliere, privandoci della libertà per la salvaguardia della salute pubblica. Il panico e la paura si esprimono con un sincopato ritmo del respiro. L’amore, il sesso, producono una ritmicità condivisa e cardiaca dei sospiri. Tutto ciò da alla testa e procura un senso di euforia, la sublimazione di crisi in piacere.

L’opera si sviluppa attraverso il suono su due piani: quello fisico e quello tecnologico, sempre nel corridoio d’ombra tra il reale e l’onirico, grazie alla collaborazione con il producer Marco Loizzo. Egli ha perfettamente compreso la condizione performativa diventando lui stesso attore dell’azione che, attraverso le macchine, compone dal vivo suoni e ambienti che si fondono perfettamente con il lavoro dei performer.

L’opera unisce la dimensione del clubbing alla performance art lavorando negli spazi e con la grammatica dell’opera sintetica unendole alle logiche del corpo e delle sue emanazioni sonore.

Francesca Arri lavora da anni sul concetto di dancefloor come enorme piazza dove si compie un rituale collettivo primordiale, una gigantesca performance dove il suono regola insieme i corpi. L’artista ha sviluppato questo concetto in modi diversi, attraverso simposi, opere, performance e collaborazioni, lavorando con artisti della scena elettronica invitandoli a Nesxt Festival, organizzazione indipendente per cui lavora e operando direttamente da artista come con i Todays e Varvara Festival, per i visual fatti con Cikita Z, per le serate elettroniche o – come in questo caso – con Genau, organizzazione di Torino che opera nel clubbing che ha reso possibile l’azione negli spazi del Q35.

Fare performance o arte dal vivo è diventato complicato di questi tempi, così come il clubbing: le regole di distanziamento sociale, rendono impossibile operare realmente in ambiti che tentano di sopravvivere non snaturandosi nonostante gli impedimenti.

L’undergroud a questo proposito, come in tutti i momenti di crisi, cerca di far resistere il tutto come atti di libertà, anche attraverso situazioni illegali e fenomeni di controcultura che vanno al di là della razionalità: leggiamo sui giornali in questi giorni di feste, rave party, situazioni non approvate dalla legge, dati che forse segnalano la nascita di un movimento che segue altre regole, quelle umane, magari non comuni e non perfettamente logiche e razionali, ma dettate dal bisogno di vivere, di necessità di una libertà negata con una buona dose di fatalismo, perché forse la paura della perdita di se stessi supera la paura di una malattia e della morte.

Il suono, la danza, il senso del bit risponde al battito del cuore e muove il nostro essere primitivo, capace di creare e unirsi agli altri semplicemente attraverso la vibrazione. La libertà e la sua ricerca sono sempre culla per la nascita di moti di rivoluzione culturale.

REGIA DI DARIO FANELLI

Dario Fanelli (21/06/2000) fotografo specializzato in reportage e fotografia documentaristica. Nella sua ricerca predilige il bianco e nero, sottolineandone l’approccio narrativo e concettuale piuttosto che puramente estetico.