FRAGILITÀ DELLA SPECIE

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FRANCESCO PACELLI X FRANCESCA VITALE

Il dialogo tra umanità e tecnologia visti da una prospettiva evoluzionistica. Un tema che da sempre affascina Francesco Pacelli, classe 1988, nato a Perugia e poi trasferitosi a Milano, città in cui vive e lavora entrando a far parte del gruppo Dimora Artica e diventando nel 2016 assistente
dell’artista Roberto Cuoghi.
Pacelli guarda molto come le nuove tecnologie vanno a impattare sulla trasformazione dell’essere umano e in che modo si plasma la nostra condizione esistenziale rispetto alla realtà che ci circonda.
Ho avuto la fortuna di lavorare con Francesco e di assistere all’allestimento delle sue sculture, tra ceramiche e neon, ambigue e affascinanti allo stesso tempo. Posizionate nello spazio creano un proprio ecosistema, sembrano appartenere ad un altro mondo che ci è però in qualche modo familiare.

“Exodus”, higt temperature ceramics, resin, acrylics, 2018 – fotografia di Luca Tavera courtesy of the artist

FV Partiamo dall’inizio. Com’è avvenuta la tua formazione artistica?
FP Ho da sempre avuto un legame molto intimo e viscerale con l’arte, tuttavia ho preferito indirizzarmi inizialmente verso un altro ambito e mi sono laureato in design. Non appena iniziato a lavorare ho avuto un
momento di forte crisi interiore e grazie anche ad alcuni incontri con artisti e figure interessanti principalmente legate al bacino di Milano, il richiamo verso la pratica artistica è stato così forte che ho deciso di dedicarmi all’arte a tempo pieno.
Penso tuttavia che l’aver avuto una formazione universitaria diversa da quella accademica mi abbia fornito strumenti e competenze alternative interessanti da applicare oggi alla mia ricerca artistica.


FV Quali sono state per te le tue più grandi ispirazioni?
FP Faccio fatica a dare nomi o titoli specifici. Penso che per ognuno di noi e soprattutto per un artista, ogni opera sia il frutto di tutte le esperienze vissute in precedenza, anche quelle insignificanti o che si crede di
aver dimenticato. Eppure sono lì, anche dovessero segnalare inconsciamente un percorso da evitare. Ci sono stati artisti o libri o altre operazioni artistiche che ritenevo un tempo fondamentali e di cui adesso
quasi non mi importa più, ma che sono sicuro abbiano rappresentato un tassello fondamentale del mio percorso. In generale amo la biologia, la fantascienza, l’evoluzionismo, il rapporto di concatenazione spirituale tra esseri viventi e non viventi e i principi astratti legati alle possibili realtà dell’universo. Vivo molto di entusiasmi, nella speranza di acquisire progressivamente maggior consapevolezza e capacità di controllo per le future scelte progettuali che farò.

FV C’è un progetto al quale sei particolarmente legato?
FP Ti direi l’opera Joru series per la personale Abisso elastico del 2019 da Current project in cui volevo parlare del rapporto di dipendenza reciproca tra umanità e tecnologia. È stato un progetto stimolante ma anche molto impegnativo in cui ho dovuto capire come far gonfiare e sgonfiare dei corpi/membrane in silicone tramite un sistema elettronico di tubi e pompe controllato con Arduino. Nonostante il mio entusiasmo iniziale legato alla realizzazione e al suo funzionamento, sono rimasto molto sorpreso da come
le persone dessero quasi per scontato questo aspetto, preferendo in realtà in molti casi le altre opere più statiche presenti in mostra. Probabilmente alcuni lavori rischiano di essere vissuti in maniera distorta in base alla natura di alcune delle loro caratteristiche formali. In questo caso ad esempio il fatto che il lavoro si muovesse e respirasse faceva a mio avviso percepire il tutto come un espediente giocoso, aspetto lontano dalle mie intenzioni iniziali volte invece a voler generare uno stato d’ansia e di instabilità nello spettatore.

Questa condizione di incomprensione generale mi ha reso particolarmente affezionato a quest’opera, come si vuole bene alle cose intime e storte che fanno comunque parte della nostra vita quotidiana.

“Joru series (sadic act)” – silicone, tubes, eletronic inflation system, 2019

FV Lavorando con te ho notato un tuo particolare legame con la ceramica. Come ti sei approcciato a questa tecnica?
FP Ho iniziato in università a fare dei corsi per prendere confidenza con le tecniche di base. Ho poi avuto la fortuna di collaborare con diverse realtà universitarie e aziendali che lavorano con tecnologie innovative relativamente a questo materiale. Ho infine passato diversi mesi a stretto contatto con i ceramisti del bacino di Faenza che mi hanno permesso di entrare veramente nel materiale per capirne alcuni aspetti chiave. Amo
il carattere sperimentale e formale di questo medium, ma lo considero comunque non il fine ma uno strumento come altri per materializzare un’idea.


FV Ricordi il momento in cui il mondo dell’arte ha iniziato a far parte della tua vita?
FP Mia madre mi disse una volta che quando avevo quattro anni rimasi estasiato in contemplazione per circa un quarto d’ora davanti a un crocifisso medievale in una chiesa di Siena. Posso crederci, ma non ne ho
il minimo ricordo. Il mondo dell’arte è sicuramente controverso (a tratti bipolare), diverso da molti altri ambiti lavorativi in cui si applicano dinamiche a mio avviso più logiche e fluide. È uno dei pochi ambienti
dove puoi vedere nella stessa stanza persone con esperienze di vita totalmente diverse tra loro, che tuttavia riescono a relazionarsi utilizzando un’opera come interfaccia di comunicazione. È un ambiente dalle forti
incoerenze, attraente e repulsivo allo stesso tempo.


FV Dai tuoi lavori si evince una forte connessione con la natura, ma anche con l’ambiente elettronico. Come ti approcci al mondo delle nuove tecnologie?
FP Da sempre gli artisti utilizzano le nuove tecnologie, si pensi ad esempio come lo sviluppo dell’ottica e quindi degli strumenti di proiezione abbiano contribuito a definire lo stile pittorico del XVII e XVIII secolo. Le tecniche innovative di oggi, se ben utilizzate, possono rappresentare uno strumento espressivo efficace per la poetica di un artista.

“You did love it so, you did love it like a son”, 2019, Epoxy resin, polyurethane resin, polystirene, cellulose, alluminium, wires, acrylics, spray paint, flexible pink Led light – courtesy of the artist
“You did love it so, you did love it like a son”, 2019, Epoxy resin, polyurethane resin, polystirene, cellulose, alluminium, wires, acrylics, spray paint, flexible pink Led light (dettaglio) – courtesy of the artist
Notturno, 2020 – Metal pipes, Eps, epoxy resin, cellulose, polyurethanic resin, acrylics, pigments, sand, neon light – courtesy of the artist
Notturno, 2020 – Metal pipes, Eps, epoxy resin, cellulose, polyurethanic resin, acrylics, pigments, sand, neon light – courtesy of the artist
I wonder who you were when you weren’t therre, 2019 – Epoxy resin, polyurethane resin, polystirene, cellulose, ceramics, acrylics, spray, paint, flexible Led light – courtesy of the artist
I wonder who you were when you weren’t therre, 2019 – Epoxy resin, polyurethane resin, polystirene, cellulose, ceramics, acrylics, spray, paint, flexible Led light – courtesy of the artist

FV Guardando il tuo portfolio, uno dei progetti che subito ha colpito di più la mia attenzione è stato Naturalia et artificialia, da cosa è nata l’idea?
FP Si tratta di una mostra collettiva pensata con Dimora Artica nel 2018 all’interno di una casa storica del centro di Bologna. Focalizzandosi proprio sulla dimensione domestica del progetto, avevamo ideato questa sorta di Wunderkammern contemporanea tramite l’accostamento di elementi del mondo organico e di quello scientifico, creando un corto-circuito visivo sorprendente in cui potesse emergere una dimensione magica e di sospensione in relazione anche agli altri elementi della casa.

Exodus, higt temperature ceramics, resin, acrylics, 2018 – fotografia di Luca Tavera, courtesy of the artist
Vries (a truth about chocking)_series, 02″, 2019, graphite and acrilic spray on paper – courtesy of the artist

FV Hai nuovi progetti in programma ? Quali sono le tue ambizioni per il futuro?
FP Al momento ho una mostra in corso e altri progetti espositivi sono in ballo, tra cui una mostra in un orto botanico e una residenza alle Azzorre. Sfortunatamente, il clima di incertezza generale non permette di fare
previsioni esatte e penso l’impostazione più corretta sia di seguire il flusso degli eventi. Questo periodo statico e dai tratti piuttosto riflessivi è stato tuttavia paradossalmente per me molto produttivo, sono riuscito a trovare la giusta concentrazione e a fare diverse considerazioni importanti sul mio lavoro.
Il futuro è un luogo complicato, preferisco concentrarmi sul presente e sugli stimoli che questo periodo mi sta offrendo in maniera spesso inaspettata. Ho aspettative e obiettivi ma al contempo sono consapevole della competitività di questo ambiente ondivago, per ora mi direi molto soddisfatto del percorso fatto sin qui. Mi sentirei fortunato se potessi riuscire a continuare a far evolvere progressivamente la mia ricerca in maniera puntuale.

Same old cycle, 2019, Soap, pigments, essential oils – courtesy of the artist
Same old cycle, 2019, Soap, pigments, essential oils (dettaglio) – courtesy of the artist