L’ettalogo DEL BUON CURATORE

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Sette + 1 regole che ogni curatore dovrebbe imparare a memoria

Mash Up #2, Presa Multipla e Osservatorio Futura


Cover Giovanna Marino con la collaborazione di Alessandra Guagliardito

Mash-up – Brano 2

Brano consigliato per la lettura – al volume più alto che puoi o dentro le cuffie:

Cassius – Toop Toop


1. NON SCEGLIERE L’ARTISTA SOLO DAL SUO PORTFOLIO

Uno dei problemi è l’assenza di dialogo tra artista e curatore. Il portfolio rischia di raffreddare, o peggio sostituire, un possibile momento di confronto libero e non vincolato dalla staticità formale che il portfolio, fisiologicamente, possiede. Indubbiamente è complicato renderlo accattivante e immediato, o alla pari di un dialogo. Spesso vengono presentati portfolio di cento pagine, altre volte di venti – non si sa ancora cosa si preferisca, se non quello che ha al suo interno: un lavoro di qualità. È proprio il formato, limitato e limitante, che ci sta facendo discutere e che provoca un appiattimento del valore del progetto. In conclusione, è uno strumento e come tale bisogna prenderlo, preferendo sempre, laddove possibile, il confronto e il dialogo attivo con l’artista. 

2. CONOSCI L’ARTISTA, CONOSCI IL TUO EVENTO, CONOSCI TE STESSO

Come già detto, se conosci il percorso totale dell’artista questo ti può aiutare a costruire meglio l’evento. Soprattutto: conosci te stesso e le modalità che sono più vicine al tuo lavoro. 

Crediamo che l’elaborazione di un evento sia un percorso, fatto di dialogo, conversazioni che durano nel tempo prima di sapere di che cosa parlerà la mostra. Questo perché grazie a tutte queste discussioni vengono fuori i vari e molteplici mondi possibili e percorribili che poi rappresentano i microcosmi degli artisti.

Tutto ciò – e ci crediamo fortemente – dà vita a un evento più consapevole, creato ad hoc per gli artisti. Nell’ideazione di una mostra le opere vengono successivamente: prima bisogna discutere e dialogare. Il lavoro, in una prima fase, non si può pensare chiuso, pronto e finito, impacchettato per essere esposto. Questo è un focus fondamentale per noi perché fa emergere un elemento base: il rapporto che cerchiamo di instaurare con gli artisti con cui lavoriamo; un rapporto prettamente umano, prima di tutto. E per fare ciò c’è bisogno di parlare insieme, capirsi. Ciò che ci attiva maggiormente è ragionare su progetti inediti, differenti, impossibili, utopici. Poi, piano piano si lima e si rende tutto plausibile (altrimenti rimarremmo ancorati al teorico). Crediamo quindi che la chiave di volta sia il confronto continuo e un dialogo assiduo con l’artista. È sempre un discorso empatico. Può essere anche che questi momenti di dialogo e di conoscenza, di approfondimento e di scoperta, facciano emergere delle modalità, dei consigli, anche delle scelte che possono far prendere al lavoro un’altra strada, a cui magari l’artista non aveva pensato. È quindi un percorso arricchente anche per il curatore, oltre che per l’artista. Inoltre, se prendiamo per assodato che l’arte contemporanea debba parlare di urgenze, capire di cosa vuole parlare un artista – conoscendo il suo lavoro e il suo percorso – significa capire qual è l’urgenza in generale e di cosa dover parlare. È un caso studio. 

3. IL BUON CURATORE DEVE SAPER COME POTENZIARE IL LAVORO DEGLI ARTISTI

In Presa Multipla cerchiamo di valorizzare il lavoro degli artisti con cui lavoriamo. Con loro cerchiamo sempre di essere un potenziamento, un terzo occhio: gli aiutiamo nella scrittura di testi critici, nelle application dei bandi… noi cerchiamo di riempire e colmare il gap che c’è quando l’artista esce dall’Accademia e sfocia nel mondo del lavoro, modalità condivisa da Osservatorio Futura. E quindi per noi è importantissimo essere questo mezzo.

Visto che è stato utilizzato il termine ‘potenziamento’ per definire il rapporto che intercorre tra gli artisti e Presa Multipla, per Osservatorio Futura una parola chiave per descrivere questo tipo di rapporto è ‘utopia’. Luogo utopico, perché è partito tutto da una mezza utopia, ovvero quella di essere ritenuti degni e alla pari delle altre riviste di settore, dei curatori o degli artisti già in qualche modo storicizzati o più affermati ed inseriti nel sistema artistico, e allo stesso tempo, di pari passo, un luogo dove ce la suoniamo e ce la cantiamo fra di noi. In tutte e due queste parole chiave, potenziamento e utopia, che possiamo utilizzare sia per Presa Multipla che per Osservatorio Futura, si sposa bene il discorso di complicità con gli artisti. 

4. SII COMPLICE DELL’ARTISTA

Se un curatore non è complice dell’artista, non può definirsi tale. Ci piace l’idea che il curatore debba mettere su un luogo protetto, appunto, (semi)utopico per l’artista. Il curatore deve creare dei progetti e stimolare la progettualità, in modo tale da far sentire sufficientemente a proprio agio tutti gli artisti con cui collabora. 

Detto ciò, risulta interessante analizzare l’aspetto di complicità. A volte il curatore viene descritto come una figura paternalistica, una figura calata dall’alto che dice “questo si fa, questo non si fa”. In realtà non è così. È più un discorso improntato sull’orizzontalità – è un rapporto appunto di complicità. 

5. L’OPERA NON È UN OGGETTO, MA UNA PARTE VIVA DELL’ARTISTA

Ricollegandoci nuovamente alla prima regola, l’opera non deve essere vista come un oggetto. Non si può giudicare l’artista solo dall’oggetto-opera. Si deve cercare di scoprire cosa c’è dietro, andare a fondo e in profondità nel lavoro. Non è solamente un oggetto finito, morto, asettico: l’artista per creare ha messo parte di sé, fa parte di un suo discorso. Piuttosto, dobbiamo toglierci tutti l’idea di pensare ai musei o alle gallerie come delle gioiellerie. 

L’opera d’arte è\non è un oggetto qualunque, e neanche è\non è un oggetto specifico, ma è\non è un’opera d’arte, fine. (Non) Si possono dare tante definizioni. 

6. NON LUCRARE SULL’ARTISTA

Ovvio: se uno tenesse a mente e sposasse le idee enumerate fin ora, questa ‘regola’ non dovrebbe neanche esistere. Se esiste – e fa bene a essere qui presente – è perché o noi intendiamo male il mestiere del curatore oppure perché alcune volte non è svolto nella maniera corretta. Questo discorso apre problematiche relative all’etica del lavoro, che sono intrinsecamente connesse a quanto detto finora. 

Se effettivamente si basasse la propria ricerca su di un collegamento empatico e umano, di complicità, non si arriverebbe mai a lucrare. Eppure sono così tante le realtà che lucrano, “Bellissimo progetto, quanto si paga?”, “Cinquanta euro ad artista!” 

Capiamo che su questo punto potremmo aprire innumerevoli capitoli e sotto-capitoli, anche perché si è abbastanza convinti del fatto che ci sia ancora la credenza che chi si approccia a questo lavoro culturale sia un figlio di papà o ricco di famiglia. E quindi: ma tanto agli artisti non gli cambiano niente dieci euro a testa. È l’unico lavoro al mondo in cui si paga per poter lavorare.

Noi tutti insieme, sul lungo termine, speriamo di riuscire a pagare la produzione dei nostri artisti. I fondi non arriveranno mai da loro. Questo è un argomento ostico e molto complicato. Siamo d’accordo che non bisogna lucrare sull’artista, però c’è indubbiamente bisogno di un sistema che inizi ad autoregolarsi. Se si pensa di campare solo dai bandi, ci si sta affidando ancora una volta a terze parti. Ma quand’è che riusciremo noi a non averne più bisogno? Quand’è che il sistema diventa virtuoso e quando si autoregola? Perché succede in ogni ambito lavorativo ma non in quello delle arti visive? Ovviamente non stiamo parlando di mercato dell’arte, cosa completamente diversa, ma di impresa culturale, un piano differente su cui dovremmo iniziare a ragionare in maniera diversa. Anche nel pubblico manca un’istituzionalizzazione di determinati lavori, per poter mandare avanti il settore culturale.

Il problema è anche, e soprattutto, dal punto di vista nostro, quello del curatore. Il lavoro del curatore come lo si quantifica? Come una consulenza? È un rapporto talmente bilaterale che non si riesce a capire chi è in ‘debito’. Se torniamo al discorso legato al rapporto tra artisti e curatore, in questo caso dovremmo chiederci: è l’artista che lavora per il curatore o è il curatore che lavora per l’artista?

Noi abbiamo sostenuto che lavorano insieme, quindi a maggior ragione ci rendiamo conto che un modello d’impresa diverso serve. Tutti questi discorsi economici ci portano a sottolineare i nostri bilanci in perdita: Presa Multipla e Osservatorio Futura sono progetti autofinanziati, che quindi vanno inseriti nella categoria ‘investimenti personali’ e che si spera, un giorno, possano vivere di vita propria grazie ad entrate più o meno fisse. Ma, fintanto che questo non accade, tale situazione ci offre lo spunto per la prossima regola.

7. IL CURATORE DEVE ESSERE UN FILANTROPO

Il curatore deve essere mosso sì dalla passione, ma da una passione fine a sé stessa (o al massimo nei confronti dell’arte) e non economica! Perché non sai quanti soldi ti spettano e, nella maggior parte dei casi, non ti pagano… Tutte queste cose non devono interessarti, sono sciocchezze che minano la passione che è, per antonomasia, svincolata da una funzionalità utilitaria!

Ovviamente siamo ironici. Noi, Osservatorio Futura e Presa Multipla, non siamo filantropi!

Abbiamo dato tutte queste regole in cui noi crediamo visceralmente pur avendo, allo stesso tempo, un riscontro negativo dall’esterno, ossia dalle istituzioni, dalle riviste di settore, dai privati, etc., e tutti quelli che dovrebbero invece sostenerci e farci entrare in quel circolo virtuoso di cui si parlava poco fa. Ti buttano giù, non ti considerano, non ti danno un centesimo nonostante tu stia svolgendo un lavoro. Ecco che a questo punto ci sorge il dubbio che per fare questo lavoro si debba essere filantropi. 

Crediamo fortemente in queste regole, il sistema sopra descritto è da boicottare con tutta la forza che uno possiede. Dobbiamo insomma far sì che queste regole possano essere messe in campo. 

7 bis. IL CURATORE NON DEVE ESSERE UN FILANTROPO MA DEVE SVOLGERE IL MESTIERE, PAGATO